Chi siete voi che mi comandate cose impossibili?
Giovannino Bosco nel primo sogno

Un uomo chiamato don Bosco

Le storie di solito cominciano con «C’era una Volta…». II titolo di questo piccolo libro invece è la storia infinita. Come dire. «C’e, oggi… Don Bosco». La sua storia continua. I suoi figli la continuano, ogni giorno.

La bellezza dell’uomo buono. L’abbiamo dimenticata e anche il profumo che l’accompagna. I santi sono così. Per questo sono affascinanti. La gente percepisce istintivamente il loro splendore. E dopo secoli ancora si sente il loro profumo.

Un bambino osservava incantato le splendide vetrate di una cattedrale illuminate dal sole.

«Adesso ho capito chi è un santo» disse all’improvviso.
«Si? Davvero?» fece la catechista.
«É un uomo che lascia passare la luce».

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Quando l’urna di Don Bosco ha pellegrinato per quasi tutti i paesi del mondo, milioni di persone si sono mosse, anche di notte, solo per “vedere” Don Bosco. Che cosa li attirava? La stessa cosa che attirava i ragazzi, i giovani, la gente semplice della Torino dell’Ottocento. Un raggio di quella luce che viene dall’alto e che Don Bosco lasciava passare.

I ragazzi stavano bene accanto a Don Bosco. Si sentivano al sicuro, nel calore e nella luce di una paternità e di un’umanità ricca e forte. «Mi voleva bene» ricordavano tutti i ragazzi. Nella sua paternità scoprivano quella di Dio.

Lui aveva promesso: «La mia vita la spenderò tutta per voi». Mantenne la promessa.

Leggete la sua storia. É un uomo che ha sfibrato il suo povero corpo; che dedicò ogni attimo del suo tempo alla felicità dei piccoli e dei poveri, senza fermarsi davanti a niente; che per riprendere le forze sonnecchiava dove poteva, anche in una bottega della strada; che confessava in chiesa e all’aperto; che correva e pregava con i ragazzi in un prato, dopo che tutti i padroni di case l’avevano cacciato.

E quando ebbe una baracca stile Betlemme tutta sua, in mezzo al nulla, parlava di un oratorio vasto e spazioso, di chiese, case, scuole, laboratori, ragazzi a migliaia, ambienti a loro disposizione. «Dove sono queste cose?» gli chiedevano perplessi. «Non lo so, ma esistono, perché io le vedo» rispondeva.

Le vedeva in sogno, quei sogni speciali nei quali la Madonna lo prendeva per mano e lo guidava. E lui si fidò sempre, senza scoraggiarsi, spezzando la sua vita come pane per tutti, strumento nelle mani del Padre del Cielo. Anche se realizzare i sogni che Dio gli mandava gli costò sempre sangue e lacrime.

Umile, cioè umano, forte e robusto, tutto realizzò. Prete di periferia fino in fondo. Nel suo nome sono sorte opere votate al bene dei giovani in tutto mondi, scuole, gli oratori, parrocchie dove continua a battere il suo cuore. Un cuore che è diventato un modo di educare. Guy Avanzini, eminente professore di Università, continua a ripetere: «La pedagogia del Ventunesimo secolo sarà salesiana, o non sarà».

Per questo, umilmente e gioiosamente, crediamo che Don Bosco è uno dei più preziosi doni che Dio ha fatto all’umanità.

Nell’incipit della sua Lettera da Roma, del 10 maggio 1884, Don Bosco scrive ai suoi giovani: «Uno solo è il mio desiderio, quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità». Al termine della sua vita terrena, queste parole condensano il cuore del suo messaggio ai giovani di ogni epoca e di tutto il mondo. Essere felici, come meta sognata da ogni giovane, oggi, domani, nel tempo. Ma non solo. Nell’eternità e quel di più che solo Gesù e la sua proposta di felicita, la santità appunto, sa offrire. É la risposta alla sete profonda di “per sempre” che brucia in ogni giovane.

II mondo, le società di tutte le nazioni, neanche possono proporre il “per sempre” e la felicità eterna. Dio si. Per Don Bosco tutto ciò era chiarissimo. Le sue ultime parole ai giovani furono: «Dite ai miei ragazzi che Ii aspetto tutti in Paradiso».

Il capolavoro di una storia che continua.

Don Bosco è vivo nei salesiani e  nelle figlie di Maria Ausiliatrice che continuano con la missione che lui ha incominciato.

Grazie alle parole di don Bruno Ferrero, direttore del Bollettino Salesiano, e alle storie tratte dal libro Elledici “Don Bosco la storia infinita” ci immergeremo in ricordi, fatiche e sogni che hanno guidato don Bosco all’incontro con la Madonna

Venerdì 1 maggio 2020

La storia di un ragazzo di 13 anni che, in una freddissima mattinata di febbraio del 1828, deve partire e andarsene da casa con il suo fagottino, in cui la mamma aveva messo le cose che gli potevano servire, alla ricerca di qualcuno che lo tenga come garzone.

Sabato 2 maggio 2020

Giovannino Bosco ha trovato un po’ di ospitalità alla Cascina Moglia ed affronta le difficoltà con il suo fratellastro Antonio, che non lo sopportava perché sembra non lavorasse come gli altri e che avesse alcune idee strane… 

Domenica 3 maggio 2020

“Le persone che dovevano sopravvivere erano 5 e proprio quell’anno i raccolti andarono perduti per una terribile siccità.

I generi alimentari salirono a prezzi favolosi. Si dovette pagare sino a 25 lire per un’emina di grano”.

Lunedì 4 maggio 2020

La base della personalità di Giovannino Bosco: i consigli della mamma. Giovanni infatti era il più attento dei fratelli, non si perdeva nulla di quello che gli veniva detto.

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