• Un mese con Maria

    Giovedì 7 maggio 2020

Raccontami una storia

La madonna presa per una strega: la storia di don Bruno Ferrero

Banneux è un paesino del Belgio. Nel 1933 aveva solo 350 abitanti. Ai margini del villaggio viveva la famiglia poverissima di un minatore disoccupato. La più grande di sette fratellini si chiamava Ma-rietta ed aveva 13 anni. La mamma era spesso malata ed era proprio Marietta che si prendeva cura dei fratellini.
La vita spirituale e religiosa della famiglia era molto scadente. Rimaneva solo una cosa: la recita del Rosario una volta alla settimana.
La sera del 15 gennaio 1933, mentre fuori la temperatura è molti gradi sotto zero, Marietta che sta lavando i piatti in cucina, vede dalla finestra una figura luminosa. Si affaccia. Fuori c’è una giovane donna, vestita di bianco, con una cintura blu e un finissimo velo in testa. Tiene le mani giunte rivolte verso terra, ed una corona del rosario le pende dal braccio destro. I suoi piedi poggiano su una piccola nube grigia, ferma a pochi palmi da terra.
Sorride maternamente a Marietta. La ragazza chiama la mamma.
«Guarda!», le dice. La mamma però intravede solo una nebbia luminosa: «Sarà una strega», brontola.
Ad un certo punto la luminosa Signora chiama Marietta con un cenno della mano. La ragazzina si avvia verso la porta, ma la mamma si oppone: chiude la porta a chiave e tira la tenda della finestra. Quando Marietta torna alla finestra, l’apparizione è scomparsa.
Questa è la prima delle otto apparizioni di Banneux.
Il 18 gennaio, Marietta è in giardino, prega con il rosario. Maria viene e la porta ad una piccola sorgente ai margini del bosco, ove dice: «Questa sorgente è per me», ed invita la piccola ad immergervi la mano ed il rosario. Poi soggiunge: «Grazie, arrivederci».
Il papà e due altre persone hanno seguito, con indicibile stupore, Marietta in tutti i suoi gesti e parole. E quella stessa sera il primo ad essere conquistato dalla grazia di Banneux è proprio il papà di Marietta, che corre a confessarsi e a ricevere l’Eucaristia: era dalla Prima Comunione che non si confessava più.
Il 19 gennaio, Marietta domanda: «Signora, chi siete?».
«Sono la Vergine dei poveri».
Alla sorgente, aggiunge: «Questa sorgente è per me, per tutte le nazioni, per i malati. Vengo a consolarli!».
C’è gente che crede a Marietta, ma molti la prendono in giro in modo anche crudele. Così Marietta chiede un segno a Maria. La Madonna resta in silenzio per un po’ di tempo, poi dice: «Credete in me ed io crederò in voi». Poi comunica un segreto, che resterà come il suo sigillo nel cuore della piccola veggente.
L’addio di Maria avviene il 2 marzo. Piove tantissimo. Marietta è al suo posto in giardino e prega. Ad un certo punto un colpo di vento squarcia ed allontana le nubi. Il cielo è celeste cupo ed è tempestato di stelle. Maria appare per l’ultima volta. È più bella che mai. Dice a Marietta: «Io sono la Madre del Salvatore, Madre di Dio. Pregate molto. Addio!».
Poi stende le mani sulla ragazzina e la benedice.
In quel luogo venne costruito un grande santuario. Marietta è ancora viva: sposata e con due figli.
Chi la conosce dice: «È l’immagine della modestia, della semplicità e della fede». E continua a custodire il segreto che la Santa Vergine le confidò a 12 anni.

Il pensiero di mamma e papà

È molto bella la frase che la Madonna dice a Marietta: «Credete in me ed io crederò in voi». La fiducia, come tutte le forme d’amore, non è mai a senso unico: è sempre vicendevole, uno scambio che andando da una persona all’altra si arricchisce sempre di più. La fiducia è qualcosa che dobbiamo meritare e ricambiare, non pretendere soltanto. Possiamo dire tranquillamente: «Maria, fidati di me»?

Paciocchiamo

Dai giochiamo!

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Per essere più buoni

“Più attenzione del solito nei piccoli incarichi familiari”

Preghiamo insieme

Voglio pensare a te, ogni giorno
Maria Santissima
e a Gesù, tuo figlio e nostro Signore.
Ti cerco con tutto il mio cuore,
perché sei importante per me
e voglio dirti con sincerità,
anche se qualche volta
può non sembrare,
qualunque cosa capiti:
«Puoi fidarti di me».

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