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La Voce e il Tempo: Mostra “Exodus” a Maria Ausiliatrice

La Voce e il Tempo dedica un articolo alla mostra “Exodus” esposta nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Valdocco. Si riporta di seguito l’articolo che sarà pubblicato domenica 17 novembre 2019, a cura di Federica Bello.

«Exodus»: l’arte contro l’odio nel mondo

MARIA AUSILIATRICE – UNA MOSTRA DI TREDICI GRANDI TELERI PER DENUNCIARE IL DRAMMA DELLE MIGRAZIONI E DEGLI EFFETTI DEI CONFLITTI SULLA VITA DI UOMINI, DONNE E BAMBINI

«La foto del piccolo Alan sulla spiaggia di Bodrum che ha fatto il giro del mondo e ha emozionato e mobilitato l’opinione pubblica è stata eseguita nel settembre 2015. L’immagine di Alan, da me rielaborata, è entrata a far parte anche del mio immaginario ed è presente in mostra. Vorrei che anche la mia pittura contribuisse a consolidare e far crescere tale necessaria mobilitazione morale, che sola può lacera- re un’insopportabile cappa d’indifferenza».

Così Safet Zec, pittore e incisore nato in Bosnia nel 1943 e costretto a fuggire dalla Jugoslavia nel 1992 a causa del conflitto, descrive il senso della sua opera «Child Triptyc» (tempera su carta e tela di 3 metri per 6 circa) che fa parte del ciclo «Exodus» che fino al 20 dicembre si può ammirare nell’allestimento realizzato all’interno della basilica torinese di Maria Ausiliatrice. Una mostra di tredici grandi teleri realizzati dall’artista per denunciare il dramma delle migrazioni e degli effetti dei conflitti sulla vita di uomini donne e bambini, voluta dai salesiani di Valdocco e da Amici di Don Bosco per richiamare l’attenzione sulla situazione di tanti giovani e ragazzi come Alan, vittime dell’odio e della tratta.

«Sradicamento, abbandono, dolore, perdita identitaria, ma anche accoglienza e speranza in un futuro migliore sono solo alcune delle sensazioni», spiega Giampietro Pettenon, presidente di Missioni don Bosco, «trasmesse dalle opere di Safet Zec che trovano infatti la loro ideale collocazione nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco, il luogo dove don Bosco a metà ‘800 accoglieva i ragazzi più vulnerabili ed emarginati, lontani dal luogo di nascita e senza famiglia».

«Nella Basilica di Maria Ausiliatrice», evidenzia il rettore don Guido Errico, «c’è un continuo passaggio di giovani, di famiglie, di persone, sostando qui e vedendo le opere esposte avranno un’ulteriore occasione per riflettere e pregare per le tante vittime dei conflitti, delle migrazioni e per trovare stimoli e forza per azioni concrete di aiuto, sensibilizzazione».

Tra le opere, significativo l’accostamento di «Man with children» accanto alla cappella che accoglie il Santo:

«L’uomo che tiene sul petto due bambini», commenta Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, che ha inaugurato la mostra, «rivela un atteggiamento pittorico di Zec: dal colore terreo del fondo emerge la figura dell’uomo e il pittore gioca su un ripensamento. Ci fa vedere i forti tratti come un disegno preparatorio in cui l’uomo non è nell’atto di alzarsi, ma ha tutte e due le ginocchia a terra. Zec non vuole raccontare il dolore, ma la capacità di quest’uomo di sollevarsi, di riprendere il cammino del suo esodo. Il predominio non è del dolore che viene relegato a pochi incisivi tratti, ma alla ripartenza carica di colore».

La mostra è approdata a Torino dopo Venezia e Roma ed è visitabile tutti i giorni dalle ore 10 alle 16, compatibilmente con le celebrazioni eucaristiche. L’ingresso è libero.

Federica BELLO

Valdocco con gli occhi di… La tipografia

A 108 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, continuano le interviste ANS ai membri della Comunità Salesiana di Valdocco alla scoperta dei luoghi più significativi. Questa settimana è il Sig. Luigi Bacchin il protagonista di “Valdocco con gli occhi di…”. Si riporta l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS in merito.

(ANS – Roma) – La tipografia salesiana è stata costruita da Don Bosco nel 1883. La fece aprire per far stampare le sue edizioni, che generalmente venivano stampate fuori Torino, ma anche per dare un lavoro ai ragazzi. A raccontarci della tipografia salesiana di Valdocco è il suo responsabile, il sig. Luigi Bacchin, che ne parla nell’ambito del progetto “Interviste con gli occhi di…”.

A 108 giorni esatti dall’inizio del Capitolo Generale 28, il sig. Bacchin ci racconta la storia e l’evoluzione della tipografia, dai primi anni in cui si stampava con l’utilizzo dei caratteri mobili, fino all’avvento delle nuove tecnologie.

La tipografia è stata infine chiusa nel 2012, all’indomani dei festeggiamenti per il 150° anniversario dalla fondazione. Nel 2013, tuttavia, i superiori hanno deciso di tenere aperto l’ambiente e di esporvi macchine antiche, così da ricreare l’ambiente della tipografia, come era ai tempi di Don Bosco.

Inaugurazione della mostra «Exodus» a Maria Ausiliatrice con Enzo Bianchi

Nella serata di ieri, giovedì 24 ottobre 2019, alle ore 21.00, si è tenuta l’inaugurazione della mostra «Exodus», ciclo pittorico di Safet Zec presso la Basilica di Maria Ausiliatrice (via Maria Ausiliatrice 32,Torino). Tra gli ospiti invitati alla presentazione della mostra, Enzo Bianchi, monaco fondatore della Comunità monastica di Bose. Si riporta l’articolo pubblicato in merito all’iniziativa da parte di Missioni Don Bosco.

L’opera di Safet Zec è oggi paragonabile, senza timore di apparire esagerati, a quella di Michelangelo nel Rinascimento. Lo ha affermato ieri sera  Enzo Bianchi nella basilica di Maria Ausiliatrice a Torinoall’inaugurazione della mostra “Exodus” che presenta tredici teleri dell’artista bosniaco.

Di fronte a oltre trecento persone, il priore di Bose ha dichiarato la sua impressione e l’apprezzamento di fronte alle opere che, passando attraverso la descrizione del dramma epocale delle migrazioni di massa, comunica il suo sentire. È quello che dovrebbe fare l’arte, l’arte sacra in particolare, per essere considerata tale.

La mostra, che da domani sarà visibile tutti i giorni fino al 20 dicembre 2019 (rispettando i tempi delle liturgie che si svolgono in basilica) è il messaggio che Missioni Don Bosco rilancia con convinzione con la campagna “Stop Tratta” che dal 2015 porta l’attenzione dei benefattori e degli osservatori alle radici del fenomeno migratorio. In sette Paesi africani, come ha spiegato Giampietro Pettenon nel saluto di apertura, si va incontro ai giovani per presentare i rischi di una fuga che comporta nella maggior parte dei casi sofferenza, dolore, morte. Come disse papa Francesco nella sua visita del 2015 a Torino, l’azione educativa dei salesiani o va nel concreto delle situazioni o non ha senso. Nel caso dei giovani Africani significa, alla luce del resoconto della prima fase della campagna, aver sensibilizzato un milione di giovani e le loro famiglie, dato la possibilità a quattrocentomila ragazze e ragazzi di frequentare i corsi di formazione professionale e a metà di loro di avviarsi già a un lavoro. Un modo per non  riempire dei loro corpi i cimiteri di sabbia o di acqua che tanti loro compagni attraversano.

Che questa iniziativa sia espressione della tensione educativa e missionaria dei salesiani in Italia e nel resto del mondo è venuto a testimoniarlo don Francesco Cereda, vicario del Rettor Maggiore, che ha introdotto la riflessione di apertura di Exodus. Citando i Padri della Chiesa, ha sottolineato come la questione della povertà e dell’esclusione debbano tornare al centro dell’attenzione. Come è possibile celebrare l’eucarestia senza dare il pane a chi incontriamo per la strada. Compito primo di un cristiano è di dare accoglienza ai bisogni dei fratelli.

Introdotto dalle domande di don Cristian Besso, docente della facoltà teologica salesiana di Torino, Enzo Bianchi ha affrontato con forza gli argomenti che l’evento ha suggerito.

La prima questione è stata quella della valutazione estetica delle opere, aspetto non trascurabile dal momento che l’iconografia cristiana ha sempre prestato attenzione alla qualità. Se una buona parte delle produzioni che oggi sono inserite nelle chiese sarebbe da escludere da quegli spazi perché incapaci di andare oltre la superficie di una rappresentazione, le opere di Zec meritano l’accoglienza che stanno ricevendo anche in occasioni come l’attuale esposizione nella basilica torinese. L’impatto che il priore di Bose ebbe con la visione di una deposizione che i Gesuiti hanno voluta per un altare nella Chiesa del Gesù a Roma è stato folgorante. Dal particolare di un telo trasparente che evoca pensieri  e interpretazioni spirituali di una tristissima vicenda vissuta dagli uomini, di ieri e di oggi, che abbracciano il corpo crocifisso sulla croce, Bianchi ha percepito l’anima di Safet Zec e da allora se ne è fatto alfiere. Il monaco e l’artista si sono conosciuti e frequentati, e hanno trovato un tratto esistenziale condiviso: la vicenda della guerra nella ex Jugoslavia. Il conflitto fratricida, che ha spezzato la pace raggiunta in Europa dopo l’epilogo del nazismo, è nella vita dell’artista quale pietra miliare della sua formazione. Il dolore che traspare in ogni sua opera è figlio della sua personale vicenda umana e culturale. In quegli stessi territori, la Bosnia, il Kosovo, la Serbia, Enzo Bianchi aveva fatto in precedenza il suo percorso iniziatico visitando le comunità monastiche ortodosse schiacciate dal regime di Tito. I Balcani sono un crocevia del continente, cucina delle contraddizioni nelle quali anche noi Italiani ci siamo ritrovati partecipando attivamente ai bombardamenti con i nostri aerei. Ed è da quel crogiolo che sono arrivati a noi i primi migranti “da esodo”: gli Albanesi che avevano alimentato con le immagini che provenivano loro dalle nostre televisioni il miraggio di una vita migliore.

Lo stesso motivo che spinge negli ultimi decenni alle disperanti migrazioni dall’Africa e dell’Asia verso l’Europa. Dobbiamo ricordarci che l’esodo di cui parla la Bibbia è davvero molto simile a quello che vediamo sotto i nostri occhi in questo tempo. Anche gli Ebrei fuggirono dall’Egitto per sottrarsi a una schiavitù e per cercare un luogo diverso in cui vivere: migranti economici anch’essi. Un pugno di uomini e di donne profughi in misura proporzionalmente pari ai milioni di persone che  nel  Terzo Millennio fuggono dalle guerre, dalle carestie, dalle persecuzioni, alla ricerca di una terra che permetta loro di costruire il futuro.

Il dialogo fra don Cristian Besso e Enzo Bianchi ha toccato il tema dei giovani, che stanno fuori dalla Chiesa in misura crescente, come i poveri e le donne. Tre “categorie” di persone verso le quali occorre ripensare radicalmente le modalità di azione: non sono né la dottrina, né la spiritualità, né la morale, né un generico richiamo a Dio che possono suscitare la loro attenzione, ma la persona di Gesù con la quale stabilire un rapporto individuale a partire dalle domande che la vita suscita e che ruotano intorno al “perché” vivere e non al “come” vivere.

Un pensiero finale a Maria, figura che sta riguadagnando attenzione nel dialogo ecumenico. Considerare lei madre che abbraccia il figlio bambino e lo abbraccerà poi esangue, costituisce un’ulteriore motivazione a guardare alle opere di Zec, dove le braccia che accolgono e sollevano sono un tema che ritorna insistentemente, con l’effetto di suscitare emulazione. Sensazione questa che ha espressa anche don Guido Errico, rettore della basilica, il quale ha indicato le figure di padri che portano in braccio i figli, volutamente poste ai lati dell’urna di Don Bosco. Un messaggio per i salesiani in particolare, ma estensibile a tutte le figure maschili a contatto con i giovani: trovare nella prassi educativa la capacità di manifestare una vera, profonda vicinanza con i giovani. Ne può nascere un rapporto fra questi e gli adulti davvero significativo, portatore di forza decisiva per la loro crescita.

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La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 20 dicembre 2019.

Valdocco con gli occhi di… La portineria

A 115 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, continuano le interviste ANS ai membri della Comunità Salesiana di Valdocco alla scoperta dei luoghi più significativi. Questa settimana è il Salesiano don Rafael Gasol il protagonista di “Valdocco con gli occhi di…”. Si riporta l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS in merito.

“Oggi è importante poter parlare dell’accoglienza ai pellegrini, ai giovani, ai bambini che arrivano a Valdocco”.

Così spiega don Rafael Gasol, responsabile dell’ospitalità della comunità di Torino-Valdocco, nel video sulla portineria, che fa parte della serie “Interviste con gli occhi di…”.

È importante far sapere alle persone che quando arrivano a Valdocco, troveranno subito un punto di riferimento, qualcuno pronto ad accogliere, che ti fa sentire a casa, che ti guida in questa importante e profonda visita spirituale.

“Il senso dell’accoglienza non è soltanto a Valdocco – continua don Gasol nel video – ma in tutte le comunità salesiane del mondo”.

Il video con l’intervista a don Gasol viene pubblicato oggi, a 115 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, sui diversi canali di ANSChannel.

Valdocco con gli occhi di… La facciata della Basilica di Maria Ausiliatrice

A 122 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, continuano le interviste ANS ai membri della Comunità Salesiana di Valdocco alla scoperta dei luoghi più significativi. Questa settimana è il Salesiano Coadiutore Luigi Zonta il protagonista di “Valdocco con gli occhi di…”. Si riporta l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS in merito.

(ANS – Roma) – A 122 giorni dall’inizio del Capitolo Generale 28, viene presentato il terzo video della serie “Interviste con gli occhi di…”, il progetto realizzato da ANS in collaborazione con IME Comunicazione attraverso il quale i membri della Comunità di Valdocco ci portano alla scoperta dei luoghi e della storia salesiana.

Questa settimana il protagonista dell’intervista è il Salesiano Coadiutore Luigi Zonta, che illustra la facciata della Basilica di Maria Ausiliatrice.

“La Basilica è nata prima di tutto da un sogno di Don Bosco”,

esordisce il sig. Zonta che poi, con grande entusiasmo, si concentra sull’aspetto architettonico della facciata, soffermandosi in particolare sulle colonne che

“danno proprio un senso di sostenimento a tutta la facciata”.

Il primo incontro di “E se la fede avesse ragione” 2019/2020

Giovedì 10 ottobre scorso è ripreso il cammino “E se la fede avesse ragione?” per l’anno 2019-2020, presso la Basilica di Maria Ausiliatrice: sei incontri rivolti ai giovani per un percorso autentico di fede, organizzati in collaborazione con la Pastorale Giovanile Diocesana. In particolare, in questa nuova edizione, gli incontri sono incentrati sul tema “l’Eucarestia al centro della vita”. Per il primo incontro, la parola è andata a don Luca Ramello, Direttore presso Ufficio per la Pastorale dei Giovani e dei Ragazzi – Arcidiocesi di Torino.

Anche per i prossimi incontri, l’appuntamento sarà sempre presso la Basilica dalle ore 20.30 alle 22.30, con possibilità, per chi lo desidera, di una cena condivisa alle ore 19.45.

Per non perdere tutti gli incontri aggiungili sul tuo calendario Google:

#ESELAFEDE in diretta dalla Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino.Stefano Mondin Ufficio per la Pastorale dei Giovani e dei Ragazzi – Arcidiocesi di Torino Diocesi di Torino #sdb #salesiani

Publiée par Luca Ramello sur Jeudi 10 octobre 2019

Per maggiori informazioni:

ADMA: 150 anni di vita

In occasione dei festeggiamenti dei 150 di vita dell’Associazione di Maria Ausiliatrice, ADMA, riportiamo due articoli pubblicati su due differenti riviste (Ed. San Paolo): Maria con te Famiglia Cristiana.

MARIA NEI FATTI
“NOI, FAMIGLIE SOTTO IL MANTO DELLA MADONNA”

(Lorenzo Montanaro)
Famiglie sotto il manto della Vergine. L’Adma (Associazione di Maria Ausiliatrice) festeggia i suoi primi 150 anni, ma è più giovane che mai. E pur restando fedele allo spirito di don Bosco, che la fondò personalmente nel 1869, l’anno seguente alla consacrazione della chiesa di Maria Ausiliatrice a Torino, ha saputo rinnovarsi: un cambio di pelle radicale, grazie al quale l’associazione riesce a fronteggiare le tante sfide del presente. E a guardare al futuro con speranza, in una logica d’inclusione che, partendo da Torino, abbraccia l’Italia e i 5 continenti.

La nuova rotta, inaugurata a partire da una ventina d’anni, sta tutta in un’intuizione semplice quanto dirompente: fare delle famiglie il motore propulsivo.

«Don Bosco aveva fondato l’Adma per custodire la fede del popolo, sotto la guida di Maria»

ricorda don Pierluigi Cameroni, 63 anni, dal 2007 animatore spirituale dell’associazione.

«Oggi la dimensione di fede popolare va costruita e coltivata soprattutto in famiglia».

Dai racconti di chi, per primo, ne ha fatto esperienza, emerge che il cammino si è svolto in modo assolutamente naturale, «senza grandi proclami, senza marketing o strategie».

Più di tutto, a contare, è stato il passaparola: un primo nucleo di famiglie, unito saldamente nella preghiera comune e nella condivisione, ha iniziato a invitare coppie di amici, che, trovandosi bene, hanno a loro volta esteso l’invito ad altre persone.

Oggi la sezione torinese dell’Adma, detta “la primaria”, appunto perché la più antica per fondazione, conta 200 iscritti ” ufficiali” e una marea di amici e simpatizzanti.

Agli ultimi esercizi spirituali comunitari, tenutisi lo scorso agosto a Pracharbon (Valle d’Aosta) hanno partecipato oltre 650 persone. Di tutte le età. Sì, perché i “senior” (per decenni ossatura dell’associazione) continuano ad avere un posto speciale, ma a loro si sono affiancati tanti giovani e giovanissimi, che hanno portato una ventata di freschezza.

«Bellissimo il confronto intergenerazionale»,

dice don Cameroni.

«Altrettanto preziosa l’osmosi tra religiosi e laici, che hanno un ruolo di primo piano e sono il volto della Chiesa del domani».

Basta partecipare all’incontro di preghiera che si tiene ogni 24 del mese (giorno in cui il gruppo fa memoria di Maria Ausiliatrice) per averne un’idea. La chiesa di San Francesco di Sales (da lui il nome di “Salesiani”, che don Bosco volle dare alla sua congregazione), all’interno del grande complesso di Valdocco (là dove il sogno del “santo dei giovani” ha preso avvio) è gremita di gente. Come in famiglia, ci si saluta, ci si abbraccia. Poi, nel silenzio, l’adorazione eucaristica, le confessioni, i misteri del Rosario. E la dolcezza dei canti mariani. Quello di Torino, basato sulla centralità di famiglie e giovani, è un modello che sta prendendo piede in altre realtà italiane: in Lombardia ad esempio (soprattutto nelle province di Milano e di Brescia), in Valle d’Aosta, in Liguria (Genova e La Spezia), ma anche in Sicilia, dove peraltro l’Adma è da sempre molto radicata. Ma c’è uno sguardo che si estende ben oltre, fino a includere il mondo intero. L’associazione infatti è presente in 50 Paesi.

«A seconda del luogo prende forme diverse. Questa è stata una straordinaria intuizione di don Bosco»,

spiega Renato Valera, 46 anni, presidente Adma.

Circa 120.000 gli iscritti sparsi in tutto il pianeta, raccolti in 800 gruppi. Per dar voce a questa immensa ricchezza esistono momenti di incontro mondiale, come i Congressi di Maria Ausiliatrice, cui partecipa l’intera famiglia salesiana. Il prossimo si terrà dal 7 al 10 novembre a Buenos Aires (Argentina), prima destinazione dei missionari mandati da don Bosco, ma anche terra di papa Francesco (che non ha mai nascosto la sua affinità col mondo salesiano). Né supereroi, né “santini”.

«Siamo gente normale, con le fragilità e le fatiche di ogni giorno, ma sperimentiamo in un’alleanza che si rafforza nella preghiera»,

ci spiega Valera.

«E abbiamo una sicurezza», aggiunge sua moglie, Barbara Rosa Clot, 43 anni. «Per noi Maria è una donna vicina e concretissima, che ci accompagna con pazienza, mitezza e misericordia».

03/10/2019
Pag. 18 N.40 – 6 ottobre 2019 Maria con te

ANNIVERSARI
«GRAZIE A MARIA SI RIM ANE SEMPRE GIOVANI»
«OFFRIAMO CAMMINI DI FEDE CHE ATTIRANO SEMPRE PIÙ NEOSPOSI E GENITORI CON FIGLI PICCOLI 0 ADOLESCENTI», DICONO RENATO, BARBARA E DON PIERLUIGI, RESPONSABILI DELL’ORGANISMO

(Lorenzo Montanaro)

Un volto fresco della Chiesa, I che sa guardare al domani e I parlare la lingua dei giovani, pur restando fedele alle I proprie radici. L’Adma (Associazione di Maria Ausiliatrice), fondata personalmente da don Giovanni Bosco nel 1869, l’anno seguente alla consacrazione della chiesa di Maria Ausiliatrice a Torino, festeggia 1 suoi primi 150 anni, ma è più giovane che mai. Ha cambiato pelle, inaugurando un nuovo stile, che mette al centro le famiglie. Dal capoluogo piemontese (cuore dell’esperienza salesiana) questo modello si va estendendo in diverse zone d’Italia e oltre, in una logica che abbraccia idealmente tutto il mondo.

L’associazione è diffusa in 50 Paesi sparsi nei cinque continenti, dagli Usa al Brasile, dall’India alle Filippine, passando per Corea e Indonesia: conta, in tutto, circa 120 mila iscritti. La sezione torinese di Valdocco (detta “la primaria”, perché la più antica per fondazione) ha da sempre un ruolo guida. Ed è proprio da qui che, una ventina d’anni fa, è partita la “piccola rivoluzione”. In passato, a tener viva l’associazione erano state principalmente persone adulte e anziane (spesso ex allievi salesiani o persone che avevano frequentato l’oratorio).

I “senior” hanno ancora oggi un posto importante, ma a loro si sono aggiunte tante famiglie con bambini e giovani che hanno portato una ventata di novità.

 

Tutto è partito da un nucleo di coppie, molto affiatate, che si ritrovavano assiduamente per la preghiera e la condivisione. Nel tempo sono stati coinvolti alcuni amici che, trovandosi bene, hanno a loro volta esteso l’invito. Così, grazie al passaparola, il gruppo si è ingrandito. Attualmente “la primaria” conta circa 200 iscritti “ufficiali”, affiancati da un gran numero di simpatizzanti e amici. Agli ultimi esercizi spirituali comunitari, tenutisi tra luglio e agosto a Pracharbon (in Valle d’Aosta), hanno partecipato oltre 650 persone.

«Tutto è accaduto in modo molto naturale, senza strategie di marketing»,

racconta Renato Valera, (46 anni, lavora nel settore informatico), presidente mondiale dell’Adina. Né supereroi, né “santini”.

«Siamo gente noimale, contadini, opeiai, impiegati, insegnanti, commeicianti, medici, magistrati fino a un guaidiapaico, con le fragilità e le fatiche di ogni giorno, ma speiimentiamo un’alleanza che si rafforza nella preghiera».

«E ci affidiamo a Maria, che per noi è una donna vicina e concretissima», aggiunge la moglie, Barbara Rosa Clot (43 anni).

Per volere di don Bosco, l’Adma aveva tra i suoi obiettivi quello di “custodire la fede del popolo”, diffondendo l’amore per Gesù Eucaristia e la devozione a Maria Ausiliatrice, le “due colonne” care al Santo dei giovani.

Oggi «è proprio all’interno della famiglia che le nuove generazioni possono respirare questa dimensione di fede popolare», spiega don Pierluigi Cameroni, 63 anni, dal 2007 animatore spirituale dell’associazione. L’esperienza inaugurata a Valdocco ha tra i suoi pregi quello di «favorire un vitale confronto tra le generazioni». Per averne un’idea basta frequentare uno dei momenti di preghiera, come quelli che si tengono ogni 24 del mese (giorno in cui il gruppo fa memoria di Maria Ausiliatrice) nella chiesa di San Francesco di Sales (da lui il nome di Salesiani, dato da don Bosco alla sua congregazione). Proprio come in famiglia, ci sono il bambino e il nonno, la coppia di fidanzati e i genitori adulti.

Un modello “familiare” che sta prendendo piede anche in altre realtà italiane: in Lombardia, per esempio (soprattutto ad Arese, in provincia di Milano, e bel Bresciano) in Valle d’Aosta, Liguria e in Sicilia.

Per valorizzare questa dimensione universale, che va oltre l’Italia, esistono i Congressi di Maria Ausiliatrice, cui partecipa l’intera famiglia salesiana. Il prossimo si terrà dal 7 al 10 novembre a Buenos Aires (Argentina), prima destinazione dei missionari mandati da don Bosco, ma anche terra di papa Francesco (che non ha mai nascosto la sua riconoscenza per il mondo salesiano che ha inciso sulla sua formazione). L’appuntamento argentino è preceduto da un altro importante incontro domenica 6 ottobre a Valdocco: partecipa il Rettor maggiore, don Àngel Fernandez Artime.

03/10/2019
Pag. 70 N.40 – 6 ottobre 2019

Un sogno che continua: il debutto del corso di formazione su Don Bosco

Giovedì 19 settembre 2019, si è svolto il primo incontro del corso di formazione su Don Bosco dal titolo “Un sogno che continua“. Il debutto ha visto la presenza di numerosi partecipanti che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa. Il tema del primo appuntamento ha riguardato la Lettura teologico – spirituale della vita di Don Bosco, argomentata da don Enrico Lupano. Il prossimo incontro si svolgerà invece il 3 ottobre, sul tema Lo sviluppo edilizio di Valdocco e del quartiere, a cura di Giampietro Pettenon.

Bisogna conoscere e praticare le cose buone per essere buoni
(Don Bosco)

Qualche scatto fotografico:

 

PROGRAMMA

19 settembre 2019
Lettura teologico – spirituale della vita di Don Bosco
(Don Enrico Lupano)

03 ottobre 2019
Lo sviluppo edilizio di Valdocco e del quartiere
(Sig. Giampietro Pettenon)

07 novembre 2019
I primi collaboratori di Don Bosco
(Don Bruno Ferrero)

12 dicembre 2019
Don Rua, fedele interprete e continuatore di Don Bosco
(don Fabiano Gheller)

09 gennaio 2020
La canonizzazione di don Bosco. Un nuovo modello di santità
(Don Andrea Bozzolo)

6 febbraio 2020
I primi salesini
(Don Bruno Ferrero)

5 marzo 2020
La spiritualità mariana e la devozione nel carisma salesiano
(Don Cristian Besso)

23 aprile 2020
Figure di santi cresciuti a Valdocco
(Don Pierluigi Cameroni)

INFORMAZIONI

Don Enrico Lupano
enrico.lupano@31gennaio.net
340-5061592

 

Un sogno che continua: Corso di formazione su Don Bosco

Si segnala una interessante iniziativa rivolta a tutti coloro che desiderano conoscere ed approfondire la figura di Don Bosco: un Corso di Formazione sul Santo dei giovani.

Bisogna conoscere e praticare le cose buone per essere buoni
(Don Bosco)

A chi è rivolto il corso

  • A chi desidera conoscere ed approfondire la figura di Don Bosco
  • Ai membri della Famiglia Salesiana
  • A chi è già volontario di Valdocco
  • A chi vuole rendersi disponibile per fare volontariato nella nuova “Casa Museo Don Bosco”

Struttura del corso

Il corso prevede un incontro al mese (solitamente il giovedì dalle 18:30 alle 20:30).
Date ed orari potranno essere modificati in base alle esigenze dei relatori.
Gli incontri si terranno nella Sala Don Bosco (Accoglienza Cortile di Valdocco).

Iscrizioni

Le iscrizioni si effettueranno tramite e-mail o consegna in portineria a Valdocco, indirizzate a don Enrico Lupano.

Costo del corso

Il corso non ha prezzo, ma ha un costo: vi chiediamo un’offerta libera all’iscrizione durante lo svolgimento del corso.

 

PROGRAMMA

19 settembre 2019
Lettura teologico – spirituale della vita di Don Bosco
(Don Enrico Lupano)

03 ottobre 2019
Lo sviluppo edilizio di Valdocco e del quartiere
(Sig. Giampietro Pettenon)

07 novembre 2019
I primi collaboratori di Don Bosco
(Don Bruno Ferrero)

12 dicembre 2019
Don Rua, fedele interprete e continuatore di Don Bosco
(don Fabiano Gheller)

09 gennaio 2020
La canonizzazione di don Bosco. Un nuovo modello di santità
(Don Andrea Bozzolo)

6 febbraio 2020
I primi salesini
(Don Bruno Ferrero)

5 marzo 2020
La spiritualità mariana e la devozione nel carisma salesiano
(Don Cristian Besso)

23 aprile 2020
Figure di santi cresciuti a Valdocco
(Don Pierluigi Cameroni)

INFORMAZIONI

Don Enrico Lupano
enrico.lupano@31gennaio.net
340-5061592

 

Appuntamento in Basilica ogni 24 del mese

Ogni 24 del mese in ricordo della Solennità di Maria Ausiliatrice, la Basilica di Maria Ausiliatrice e l’ADMA (Associazione di Maria Ausiliatrice) propongono diversi momenti di preghiera e riflessione, presso il complesso di Valdocco (Via Maria Ausiliatrice 32, Torino).

Questo il programma:

  • Ore 9:00 – 16:30 – Adorazione;
  • Ore 15:00 – Incontro formativo (animato da ADMA Senior);
  • Ore 16:30 – Rosario in Basilica;
  • Ore 17:00 e 18:30 – Eucarestia in Basilica;
  • Ore 21:00 – Adorazione Eucaristica e Rosario (animato da ADMA Giovani e Famiglie).

Per non perdere gli appuntamenti, aggiungili al tuo calendario: